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William Navarrete, un poeta "infidel" Nicola Vacca Il Secolo d'Italia, 5 ottobre 2005 Cuba resta per me un luogo dell’anima, un posto dove tornare per ricordare il passato e programmare il futuro, una pausa alla convulsa e frenetica vita italiana, un momento di sosta per tirare il fiato. Ho scritto molto su Cuba e ho ambientato tante mie storie tra questa gente che adesso posso dire di capire, pure se sono italiano. Non ho mai avuto nei confronti dei cubani un comportamento da burino saccente che si sente un uomo civile in mezzo ai selvaggi. E mi dispiace quando sento un cubano dire: “No somos animales. Somos cubanos!”. Non ho nessun bisogno di sentirmelo ripetere perché lo so perfettamente. Cuba è per me un tuffo nel passato, un punto e a capo, un momento di riflessione, una pausa dovuta, un mojito ghiacciato da sorseggiare con calma come faceva il vecchio Hemingway. Cuba è un panorama di palme, banani e gigantesche ceibas affacciate sul mare che si piegano sotto la forza d’un uragano tropicale. Cuba è anche i suoi problemi irrisolti che appena metto piede sull’isola diventano parte di me, non posso fare a meno di vederli. Non sono Gianni Minà che visita Cuba passando dalle segrete stanze del Comandante en jefe, uno dei pochi luoghi dove va tutto bene e non manca niente, neppure il superfluo. Non sono neppure un esponente dei comunisti italiani che rende visita all’apparato del regime. Per fortuna nessuno mi dice cosa devo riferire una volta tornato in Italia. Non è un vantaggio da poco.Queste parole le ha scritte lo scrittore Gordiano Lupi di ritorno da un viaggio nell’isola caraibica, in un reportage da poco pubblicato di cui consigliamo la lettura. Lupi,direttore editoriale delle edizioni il Foglio di Piombino, da diversi anni dedica la sua attenzione alla letteratura cubana, cercando di far conoscere nella nostra lingua le opere degli scrittori e poeta condannati all’esilio dal tiranno Castro. Le edizioni il Foglio, con la collana Nuova Letteratura Cubana,diretta dallo stesso Lupi, intendono far conoscere il vero volto di Cuba quello di cui si parla poco. Il volto di una rivoluzione che si è trasformata in una spietata dittatura. Entro il 2005 la casa editrice pubblicherà opere importanti di scrittore e poeti che hanno scelto l’esilio per raccontare la tragedia di un popolo soffocato dalla totale assenza di libertà. Ma anche libri di scrittori coraggiosi che lavorano nella clandestinità e sono costretti a pubblicare all’estero sotto pseudonimo. Dopo la pubblicazione del bellissimo romanzo “Vita di Jinetera”di Alejandro Torreguitart Ruiz, arriva in questi giorni in libreria “Età di paura al freddo”(Edizioni Il Foglio,pagg.110, euro 10, www.ilfoglioletterario.it ) l’opera poetica più rappresentativa di William Navarrete. Il titolo suggestivo richiama fedelmente il clima di terrore glaciale imposto dalla spietata dittatura di Fidel Castro. Con la poesia Navarrete conduce dall’esilio la sua battaglia di libertà contro il castrismo. La sua opera è diventata, per tutti i cubani anticastristi, una ragione di orgoglio e di lotta, ma soprattutto una bandiera che tiene alta la dignità di un popolo che non è più disposto a subire le angherie liberticide del crudele regime comunista di Castro. William Navarrete è nato a Cuba nel 1968 ma vive a Parigi dove ha pubblicato in lingua francese i saggi: “La chansone cubaine (1902 - 1959)” e “Cuba: la musique en exil”. A Miami invece ha pubblicato “Centenario de la República cubana”, una serie di saggi storici sulla vita repubblicana a Cuba dal 1902 al 1959. William Navarrete è scrittore, ricercatore e critico d’arte e con la sua ultima opera “Edad de miedo al frio” (edita da Aduana Vieja di Cadice nel 2005) ha ricevuto dal Circolo di Cultura Panamericano di New York il prestigioso Premio Internazionale di poesia Eugenio Florit. William Navarrete ha fondato l’Associazione per il Centenario della Repubblica Cubana che ha pubblicato trenta fascicoli della rivista intitolata 100 Años e ha diretto la collana di musica cubana di Sonodisc a Parigi. Nel 2003 ha fondato la Associazione per la Terza Repubblica Cubana, una piattaforma per una transizione democratica a Cuba che si propone di sensibilizzare la comunità internazionale su questo tema. Come storico dell’arte ha organizzato varie esposizioni di pittura cubana in tutta la Francia e ogni mese organizza un’attività a tema cubano nella Casa dell’America Latina di Parigi. Il poeta cubano collabora anche al Nuevo Herald di Miami e ad altre prestigiose pubblicazioni in America e in Europa. In campo poetico William Navarrete ha preparato prima un’ottima antologia di poesia cubana contemporanea a Parigi ("Insulas al pairo"), e poi si è dedicato a questa personale raccolta di poesie di ottima qualità che la critica francese ha paragonato alle liriche di Saint-John Perse. Nella poesia di Navarrete incontriamo molte influenze classiche che risentono di una contaminazione europea, moresca e mitologica. Navarrete è di sicuro allievo di José Lezama Lima, il più grande poeta cubano di tutti i tempi e incontra nella eredità ellenica e nei miti dell’Europa antica, il punto di partenza del suo proprio linguaggio immaginario. La forma ricercata delle liriche e il modo di esprimersi così pieno di sentimento rivelano la radice caraibica dell’autore. A volte compaiono impercettibilmente gli elementi della natura cubana, la situazione dell’isola, i ricordi d’infanzia e molti dettagli della vita di oltremare. Ci sono alcune poesie che parlano della sua vita in Europa ma evocano la lontana e amata Cuba. “Bucentauro” (in italiano Bucintoro), per esempio evoca la fragilità e la bellezza di Venezia e paragona alla città italiana in decadenza il destino oscuro dell’Avana. Venezia e L’Avana per ragioni differenti sono due città che lottano contro il tempo che le distrugge e le logora. Bucintoro era il nome di una nave gigantesca con la quale una volta all’anno usciva il Doge di Venezia con la sua corte per celebrare le nozze di Venezia con il mare. L’ultimo Bucintoro lo affondarono e bruciarono i francesi nel Canal Grande durante l’occupazione napoleonica della città. Nella lirica <<Boabdil abandonando en el jardín del amor>> invece Navarrete vuole rievocare la grandezza del Califfato di Cordova e del suo ultimo re moro prima della riconquista della città di Granada e del palazzo dell’Alhambra. La lirica è anche un omaggio a Federico García Lorca, il più grande e il più cubano tra i poeti andalusi. I versi di Navarrete parlano di solitudine e di allegria, in una parola raccontano la vita e le incertezze di tutti gli uomini. “Età di paura al freddo” è una raccolta di liriche profonde che analizzano i timori e le paure umane, quei fantasmi dell’infanzia che non ci abbandonano mai. Navarrete evoca incubi incancellabili e rende prigionieri dei suoi magnifici versi dove ognuno di noi trova parte della sua vita. Le Edizioni Il Foglio presentano ai lettori italiani la poesia di William Navarrete, nella traduzione di Ilaria Gesi, elaborata sotto la supervisione della professoressa Marcella Bertuccelli della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere e del Corso di Laurea Specialistica in traduzione dei testi letterari e saggistici dell’Università di Pisa. William Navarrete ha partecipato personalmente alla revisione della traduzione e ne ha accettato contenuti e forme espressive. Un’iniziativa che colma una lacuna nella produzione editoriale italiana e fa conoscere al pubblico una voce libera e indipendente della poesia latinoamericana in esilio. |